Sfascio motorini Roma : un degrado quotidiano Roma, città eterna, culla della civiltà
occidentale, continua a convivere con contraddizioni profonde.
Tra le bellezze architettoniche e i tesori culturali, si annida una realtà più grigia: quella
dello sfascio dei motorini. In molti quartieri, dal centro storico alle periferie, lo scenario è
ormai familiare: carcasse di scooter abbandonati, ruote mancanti, telai arrugginiti, sellini
squarciati. Una vera e propria piaga urbana, che racconta molto più di quanto sembri a un
primo sguardo. Un fenomeno in espansione
Il termine “sfascio” non è esagerato. Basta fare un giro nei pressi delle stazioni ferroviarie,
nei vicoli di Trastevere, lungo la Prenestina o nelle zone popolari come Torpignattara e
San Basilio, per notare decine di motorini ridotti a rottami. Alcuni sono appoggiati a muri
da mesi, altri smontati pezzo per pezzo, altri ancora coperti da teli consunti, inutili tentativi
di nascondere lo stato di degrado.
La pratica dello sfascio non è sempre casuale. In molti casi si tratta di veri e propri atti
vandalici. Altri motorini vengono rubati, cannibalizzati per i pezzi di ricambio e poi
abbandonati. In altri ancora, semplicemente il proprietario decide di disfarsi del mezzo
senza seguire le procedure legali, lasciandolo in strada a marcire.
Le cause profonde Le radici del problema sono molteplici. Una delle principali è la
burocrazia farraginosa per la radiazione dei veicoli. Disfarsi legalmente di un motorino
richiede tempo, denaro e una serie di passaggi amministrativi che scoraggiano molti
cittadini. Inoltre, il valore commerciale di questi mezzi è spesso troppo basso per
giustificare la procedura ufficiale. Di conseguenza, si preferisce “parcheggiarli” e
dimenticarsene.
A ciò si aggiunge la carenza di controlli e la lentezza degli interventi da parte del Comune.
I motorini abbandonati possono rimanere in strada per mesi, anche dopo segnalazioni da
parte dei residenti. I numeri parlano chiaro: solo una minima parte dei mezzi segnalati
viene effettivamente rimossa in tempi ragionevoli. Un problema ambientale e sociale
Oltre all’evidente degrado estetico, lo sfascio dei motorini rappresenta un problema
ambientale.
I mezzi abbandonati rilasciano oli e liquidi dannosi, occupano spazio prezioso sul suolo
pubblico, contribuiscono all’inquinamento visivo e alimentano una sensazione generale di
trascuratezza urbana. In alcuni casi diventano anche rifugi per topi o rifugi improvvisati per
senzatetto. Sul piano sociale, il fenomeno contribuisce a una percezione diffusa di
abbandono e insicurezza. Un quartiere pieno di veicoli in disuso comunica incuria,
mancanza di ordine, assenza dello Stato.
Questo clima favorisce ulteriori comportamenti incivili, come l’abbandono di rifiuti
ingombranti, il parcheggio selvaggio o addirittura atti di microcriminalità. Le risposte
istituzionali Il Comune di Roma ha tentato in più occasioni di affrontare il problema.
Periodicamente vengono annunciate campagne straordinarie di rimozione dei veicoli
abbandonati. Tuttavia, i risultati sono spesso poco visibili. Le risorse a disposizione delle
autorità locali sono limitate, e la collaborazione tra diversi enti (Polizia Locale, AMA,
Motorizzazione) è spesso carente.
Esistono anche numeri verdi e app per segnalare i motorini in disuso, ma il sistema è lento
e poco trasparente. I cittadini, spesso frustrati dall’inerzia istituzionale, finiscono per
smettere di segnalare, contribuendo così al perpetuarsi del problema. Soluzioni possibili
Affrontare seriamente il problema dello sfascio dei motorini richiede un approccio
multilivello. In primo luogo, servirebbe una semplificazione della procedura di radiazione,
magari incentivando chi consegna il mezzo a centri di raccolta autorizzati. Una sorta di
“rottamazione semplificata”, anche per i veicoli a due ruote.